Oftalmico, continuare a garantire le prestazioni sanitarie

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Si è svolto oggi in Sala Rossa il dibattito sul futuro dell’Ospedale Oftalmico.

Dall’intervento della Consigliera Lucia Centillo:

L’Oftalmico è un patrimonio da non dissipare per la sua collocazione territoriale, gli investimenti fatti, gli standard qualitativi e quantitativi erogati.

Le responsabilità politiche di questa scelta sono della Giunta Cota: questo deve essere chiaro soprattutto per i consiglieri dell’opposizione che sembrano averlo dimenticato.

Il suo trasferimento deve avvenire garantendo le prestazioni sanitarie, ricollocando le attività in locali idonei nella Città della Salute e in relazione ai bisogni della rete dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali.

Occorre fare attenzione: se chiudono gli ospedali esiste il rischio della perdita di patrimoni di competenze, come ci ha insegnato l’esperienza del Valdese che non può essere considerata conclusa.

Nel corso degli ultimi anni il sistema sanitario ha fatto emergere molte criticità, tra le quali i ritardi tecnologici nelle strutture e la fatica ad erogare servizi universali adeguati.

In Piemonte circa il 72% delle strutture sono state costruite prima del 1940: da questa realtà derivano ulteriori criticità riferite al sovrafollamento dei pronto soccorsi e alla vetustà e obsolescenza delle strutture.

In Italia la spesa per pazienti non autosufficienti è di circa 10 milioni di euro. Aumentare i fondi per la sanità e superare i piani di rientro dovrebbero essere obiettivi di una battaglia comune che considera la salute come un bene primario.

Espulsione degli stranieri, respinto in Aula un atto razzista e strumentale

Abbiamo respinto oggi pomeriggio in Sala Rossa un atto che consideriamo razzista e strumentale che chiedeva l’espulsione dal territorio comunale di cittadini extracomunitari privi di certificato sanitario.

La normativa in Italia è chiara a partire dalla Costituzione fino alle disposizioni in materia per l’assistenza agli stranieri. Per questi motivi abbiamo considerato irricevibile la proposta di mozione presentata da Fratelli d’Italia.

Lo ha affermato il Gruppo Partito Democratico del Comune di Torino.

Il Parto Segreto: alla ricerca di un ragionevole equilibrio tra il diritto di conoscere le proprie origini biologiche e il diritto dell’anonimato delle donne

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Lo scorso venerdì pomeriggio si è svolto a Palazzo Civico il convegno “Il Parto Segreto dopo la Sentenza della Corte Costituzionale (n. 278/2013) e il disegno di legge (C. 784) approvato dalla Camera. Alla ricerca di un ragionevole equilibrio tra il diritto di conoscere le proprie origini biologiche e il diritto dell’anonimato delle donne”, organizzato dal Gruppo Deputati PD in collaborazione con il Forum Politiche Sociali e Forum Politiche Sanitarie, il Gruppo PD della Regione Piemonte e del Comune di Torino e la Conferenza donne del PD Piemonte.

Durante il dibattito, introdotto da Andrea Giorgis (Commissione Affari Costituzionali Camera dei Deputati) e presieduto da Lucia Centillo (Forum Politiche Sociali; Consigliera PD del Comune di Torino e della Città metropolitana con delega a Diritti Sociali, Parità e Welfare), hanno portato i loro contributi Anna Maria Baldelli (Procuratrice della Repubblica Tribunale dei Minori Piemonte e Valle d’Aosta), Assunta Confente (Avvocata, Camera Minorile di Torino), Laura Onofri (Presidente Commissione Diritti e Pari Opportunità della Città di Torino), Chiara Saraceno (Sociologa), Frida Tonizzo (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie),  Vladimiro Zagrebelsky (già giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), Anna Rossomando (Commissione Giustizia Camera dei Deputati).

L’incontro è stato organizzato per approfondire il tema del cosiddetto “parto segreto”, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 278/2013 e del disegno di legge (C. 784) approvato dalla Camera.

In Italia, la materia relativa alla possibilità di accesso per le persone adottate alle informazioni sulle proprie origini biologiche è disciplinata dalla legge 4 maggio 1983, n. 184. In particolare l’art. 28 prevede che la persona adottata, al compimento dei 25 anni di età, possa accedere alle informazioni relative ai suoi genitori biologici.

Tale possibilità è invece preclusa ove la madre si sia avvalsa del cosiddetto “parto anonimo”, chiedendo di non essere nominata negli atti di stato civile; né sussiste per la persona adottata la possibilità di verificare la permanenza o meno della volontà materna di rimanere nell’anonimato.

L’articolo 93 del codice della privacy prevede il decorso di almeno cento anni perché si possa avere accesso al certificato di assistenza al parto o alla cartella clinica contenenti i dati personali che rendono identificabile la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata.

Con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 278/2013 è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 28, comma 7, della legge n. 184 del 1983 (Diritto del minore ad una famiglia) nella parte in cui non prevede – attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza – la possibilità per il giudice di interpellare la madre (che abbia dichiarato di non voler essere nominata) su richiesta dei figli, ai fini di un’eventuale revoca di tale dichiarazione.

La sentenza di incostituzionalità ha quindi rinviato al legislatore il compito di predisporre con legge i giusti mezzi e di stabilire le procedure che i Tribunali dovranno seguire in concreto per interpellare la madre.

Nelle more dell’approvazione di una legge da parte del Parlamento, i Tribunali per i minorenni hanno ritenuto immediatamente applicabile la sentenza della Corte Costituzionale.

Ad oggi, tramite i Tribunali per i minorenni, su istanza dei figli adottati non riconosciuti, le madri che hanno deciso di partorire in anonimato possono già essere interpellate dal giudice in merito alla perdurante volontà di ribadire o meno la scelta fatta in passato. I Tribunali stanno quindi individuando in via giurisprudenziale, discrezionalmente, le modalità di ricerca della madre biologica con rischi concreti di prassi difformi tra i vari uffici.

Il disegno di Legge “Modifiche all’art. 28 della legge 4 maggio 1983, n. 184 e altre disposizioni in materia di accesso alle informazioni sulle origini del figlio non riconosciuto alla nascita”, che è stato approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 18 giugno e dovrà ora essere discusso e approvato anche dal Senato, ha recato alcune modifiche alla normativa vigente al fine di ampliare la possibilità per i figli non riconosciuti alla nascita, di conoscere le proprie origini biologiche.

Le nuove disposizioni prevedono che non solo i figli adottati, ma anche i figli che non sono stati riconosciuti alla nascita da una donna che abbia manifestato la volontà di non essere nominata, possano, compiuti i diciotto anni di età, chiedere di accedere alle informazioni che riguardano la propria origine e l’identità dei propri genitori biologici. Decorsi diciotto anni dalla nascita dei figli, alla madre che ha partorito in anonimato è consentito confermare la propria volontà, attraverso una comunicazione al Tribunale per i minorenni del luogo di nascita dei figli. In tal caso, qualora venga presentata istanza di interpello, il tribunale autorizza l’accesso alle sole informazioni di carattere sanitario.

Il procedimento di interpello per l’accesso alle informazioni sulle proprie origini è disciplinato dal nuovo comma 7bis dell’articolo 28, legge 4 maggio 1983, n. 184. L’istanza può essere presentata una sola volta al tribunale per i minorenni del luogo di residenza dei figli. Il tribunale dei minorenni, con modalità che devono assicurare la massima riservatezza, avvalendosi preferibilmente del personale dei servizi sociali, deve contattare la madre per verificare se intenda o meno mantenere l’anonimato.

Il Consiglio Comunale di Torino, ha approvato lo scorso 3 novembre  l’Ordine del Giorno n. 18/2014 “Urgente appello al Parlamento e al Governo per difendere il segreto del parto, la salute delle donne e il futuro dei bambini non riconosciuti” presentato dalle Consigliere Lucia Centillo (prima firmataria), Domenica Genisio, Laura Onofri, Barbara Cervetti, Chiara Appendino, Federica Scanderebech, Paola Ambrogio, Raffaella Furnari e dai Consiglieri Silvio Viale, Silvio Magliano, Paolo Greco Lucchina, Enzo Liardo, Alessandro Altamura e Andrea Araldi.

Con questo atto il Consiglio Comunale ha aderito all’appello “Difesa del segreto del parto, della salute delle donne e del futuro dei bambini non riconosciuti” promosso da Fondazione Sociale Onlus, Associazione promozione sociale, redazione della rivista “Prospettive Assistenziali” e Associazione Nazionale Famiglie Adottive ed Affidatarie. Con l’Ordine del Giorno, inoltre, il Consiglio Comunale ha chiesto al Parlamento e al Governo italiano di conservare l’attuale impianto delle leggi relative al segreto del parto e di rispettare la volontà della donna che decide di non essere nominata.

Il dibattito dello scorso venerdì ci ha fornito molti spunti di riflessione per poter approfondire questo tema. Oltre agli interventi previsti nel programma dell’incontro, molte persone, alcune appartenenti ad Associazioni, hanno chiesto la parola per poter condividere le proprie esperienze, i dubbi e le proposte in merito alle modifiche necessarie al disegno di legge che dovrà essere discusso e approvato dal Senato.

Il testo del disegno di legge approvato dalla Camera dei Deputati prevede anche l’accesso all’identità della donna defunta: quasi tutte le persone intervenute durante la discussione hanno sottolineato l’importanza di emendare questo articolo della Legge in Senato, poiché ritenuto fortemente invasivo sulla scelta della donna, che nel frattempo potrebbe avere costruito un’altra famiglia, e gravemente lesivo della sua immagine.

È emersa inoltre l’esigenza di ripristinare l’età per richiedere l’accesso alle informazioni da 18 a 25 anni, poiché a 18 anni la personalità è ancora in via di formazione e ricevere un eventuale secondo rifiuto potrebbe risultare psicologicamente devastante per la persona non riconosciuta.

L’effetto retroattivo della legge ci pone in particolare una grande preoccupazione: quali gravi conseguenze potranno esserci per le donne che hanno scelto in passato di partorire in anonimato e che potrebbero oggi essere rintracciate senza il loro preventivo consenso? E come si comporteranno le nuove gestanti?

C’è inoltre un aspetto che non dobbiamo dimenticare: le persone adulte di oggi che hanno la possibilità di cercare la loro madre, che ha deciso di partorire in anonimato, lo possono fare proprio perché la madre ha compiuto questa scelta, affidandosi a strutture e a cure sanitarie con la certezza di poter mantenere segreta la propria identità. Senza quella certezza, forse, non avrebbe fatto quella scelta e senza quella scelta non ci sarebbe stata la possibilità per quei bambini di nascere e di diventare gli adulti di oggi.

Lucia Centillo
Laura Onofri

Psichiatria: la Regione sospenda l’attuazione della deliberazione sul riordino della rete dei servizi

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Gruppo PD: “La riforma deve mettere al centro la persona e il suo diritto fondamentale alla salute, che non deve essere legato al reddito”.

 Attivare con urgenza il tavolo di confronto per la riorganizzazione condivisa della rete della residenzialità psichiatrica con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, costituendo un Osservatorio permanente sulla psichiatria e sospendere l’attuazione della deliberazione approvata dalla Giunta Regionale lo scorso giugno: sono le richieste formulate nella mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale durante la seduta straordinaria di questa mattina.

Lo scorso 3 giugno la Giunta Regionale ha approvato la deliberazione avente per oggetto “Riordino della rete dei servizi residenziali della Psichiatria” con la quale intende riorganizzare l’offerta residenziale esistente. Con l’atto sono individuati tutti i Gruppi appartamento come assistenziali, con la conseguenza che, a partire dal 1 gennaio 2016, il 60% della retta prima a carico della sanità verrà posta a carico dei pazienti e dei loro famigliari o – qualora indigenti – dell’Amministrazione Comunale. Nel caso quest’ultima non disponesse di tali risorse dovrebbero chiudere alcune strutture, causando la perdita del servizio per centinaia di pazienti psichiatrici e del lavoro per gli operatori delle strutture.

La riforma dei servizi di psichiatria deve mettere al centro la persona e il suo diritto fondamentale alla salute, che non deve essere legato al reddito. Le Istituzioni, le associazioni e le famiglie devono essere coinvolte per trovare insieme le risposte più appropriate per mantenere in funzione il servizio conservando alta l’attenzione verso le persone.

L’esperienza vissuta dai gruppi appartamento è molto importante e aiuta le persone a sentirsi il più possibile incluse in un contesto famigliare; perdere questa possibilità significherebbe rischiare un grave peggioramento per la loro salute.

Confidiamo nell’accoglimento dell’istanza, condivisa anche dall’ANCI che ha chiesto alla Regione Piemonte di sospendere la deliberazione; in caso negativo valuteremo quali azioni intraprendere. Il modello che mette al centro la persona e la sua salute non deve essere intaccato”.

Così le Consigliere Domenica Genisio, Lucia Centillo, Laura Onofri e i Consiglieri Luca Cassiani e Guido Alunno nel corso dei loro interventi in Aula.

Petizione nazionale sul diritto esigibile alle cure socio-sanitarie domiciliari: adesione del Comune di Torino

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È stato approvato all’unanimità durante la seduta del Consiglio Comunale di questo pomeriggio l’Ordine del Giorno “Adesione della Città di Torino alla petizione nazionale sul diritto esigibile alle cure socio-sanitarie domiciliari” presentato dalle Consigliere Laura Onofri (prima firmataria), Domenica Genisio e Lucia Centillo.

Con questo ordine del giorno la Città aderisce alla “Petizione popolare nazionale al Parlamento e al Governo, nonché alle Regioni a statuto ordinario e speciale, alle Province autonome di Bolzano e Trento e ai Comuni: “Diritto alle prestazioni domiciliari sancito dai Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria a favore delle persone non autosufficienti”, promossa da un Comitato nazionale che riunisce numerose associazioni di volontariato e promozione sociale italiane.

La petizione, nello specifico, chiede che venga riconosciuto:

  • il prioritario diritto pienamente esigibile alle prestazioni domiciliari, in tutti i casi in cui possono essere fornite a domicilio e volontariamente accettate dai familiari;
  • il ruolo determinante e sostanziale di ciascuna famiglia nella presa in carico di persone non autosufficienti per il relativo accudimento al fine di assicurare il necessario sostegno domiciliare.

L’atto approvato oggi dal Consiglio Comunale invita il Governo, la Camera dei Deputati e il Senato ad assumere le iniziative necessarie per assicurare la corretta attuazione e la concreta esigibilità delle prestazioni sanitarie e delle cure socio-sanitarie, previste dai Livelli essenziali di assistenza (LEA), alle persone con handicap invalidanti, agli anziani malati cronici non autosufficienti, ai soggetti colpiti dal morbo di Alzheimer o da altre forme neurodegenerative e di demenza senile e ai pazienti psichiatrici, assicurando loro l’erogazione delle prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, concernente i livelli essenziali di assistenza, come previsto dalla Risoluzione n. 8-00191 approvata all’unanimità dalla Commissione affari sociali della Camera l’11 luglio 2012.

L’ordine del giorno richiede inoltre un intervento dell’Anci presso la Regione Piemonte e il Governo affinché il tema della non autosufficienza – in specifico le prestazioni socio-sanitarie domiciliari – sia centrale nella destinazione di risorse provenienti dalla Sanità e dal Fondo socio-assistenziale, per l’ottenimento delle stesse.

“È un atto molto importante che ribadisce la posizione e l’attenzione della Città sul tema dell’assistenza domiciliare – ha sottolineato la Consigliera Laura Onofri – Con questo atto chiediamo che il Governo si faccia parte attiva per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza; dal punto di vista psicologico ed economico le cure socio-sanitarie domiciliari potranno portare notevoli benefici alle persone che necessitano di cure, alle loro famiglie e alla società intera”.

Ospedale Martini, quale futuro?

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Ospedale Martini, quale futuro?“: il dibattito si svolgerà il prossimo lunedì 6 luglio alle ore 18.00 in via De Sanctis 12 (ex Venchi Unica).

Il Parto Segreto dopo la Sentenza della Corte Costituzionale

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Venerdì 10 luglio alle ore 16.30 presso la Sala Colonne del Comune di Torino – piazza Palazzo di Città 1 – si svolgerà l’incontro “Il Parto Segreto dopo la Sentenza della Corte Costituzionale (n. 278/2013) e il disegno di legge (C. 784) approvato dalla Camera. Alla ricerca di un ragionevole equilibrio tra il diritto di conoscere le proprie origini biologiche e il diritto dell’anonimato delle donne”.

Durante il dibattito, che sarà introdotto da Andrea Giorgis (Commissione Affari Costituzionali Camera dei Deputati) e presieduto da Lucia Centillo (Forum Politiche Sociali), interverranno: Anna Maria Baldelli (Procuratrice della Repubblica Tribunale dei Minori Piemonte e Valle d’Aosta), Assunta Confente (Avvocata, Camera Minorile di Torino), Giuliana Manica (Forum Politiche per la Salute), Laura Onofri (Presidente Commissione Pari Opportunità della Città di Torino), Domenico Ravetti (Presidente IV Commissione Regione Piemonte), Chiara Saraceno (Sociologa), Frida Tonizzo (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie),   Vladimiro Zagrebelsky (già giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), Anna Rossomando (Commissione Giustizia Camera dei Deputati).

Porteranno i loro saluti Elide Tisi (Vicesindaco Città di Torino), Fabrizio Morri (Segretario Provinciale PD Torino) e Davide Gariglio (Segretario Regionale PD Piemonte).

L’incontro è realizzato in collaborazione con Forum Politiche sociali e Forum Politiche sanitarie, Gruppo PD Regione Piemonte e Città di Torino, Conferenza donne del PD Piemonte.

GUIDO ALUNNO ELETTO PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SANITA’ E SERVIZI SOCIALI

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Guido Alunno (PD) è stato eletto questo pomeriggio presidente della IV Commissione ConsiliareSanità e Servizi Sociali del Comune di Torino.

Alunno subentra a Lucia Centillo, che ha deciso di lasciare la presidenza della Commissione in seguito alla nomina di Consigliera delegata del Consiglio Metropolitano a Diritti Sociali, Parità e Welfare.

Presentando in Commissione la candidatura di Alunno, il capogruppo PD Michele Paolino ha ringraziato la Consigliera Lucia Centillo per il lavoro svolto in questi anni di presidenza con grande impegno e sensibilità verso il tema del welfare, della sanità, della casa e rivolgendo particolare attenzione verso i diritti degli ultimi.

Prevenzione Serena. Presentazione del Report annuale 2014

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Ieri mattina durante la seduta congiunta della IV Commissione Consiliare – Sanità e Servizi Sociali (presidente: Lucia Centillo) con la Commissione Diritti e Pari Opportunità (presidente: Domenica Genisio) è stata presentata l’edizione aggiornata 2014 del report annuale “Prevenzione Serena. Risultati, ricerca, qualità”, documento che si rivolge ai professionisti coinvolti nei programmi di screening e a tutti coloro che sono chiamati a prendere decisioni strategiche in materia di prevenzione.

Il dottor Nereo Segnan, direttore del dipartimento interaziendale di prevenzione secondaria dei tumori – S.C. Epidemiologia dei Tumori – CPO, ha illustrato in Commissione il report contenente i risultati consolidati delle attività 2013 dei programmi piemontesi di screening per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto e i dati preliminari relativi all’attività del 2014.

“Nel report è stato dedicato ampio spazio ad approfondimenti di alcune tematiche riguardanti l’organizzazione degli screening, la qualità, l’innovazione e l’integrazione tra prevenzione primaria e secondaria – ha spiegato il dottor Nereo Segnan – sono descritti i risultati di alcuni studi (DIANA, STI.VI.) intrapresi negli ultimi anni dal CPO Piemonte e focalizzati sul rapporto tra gli stili di vita (alimentazione e attività fisica) della popolazione bersaglio dello screening e il rischio di sviluppare un tumore alla mammella o al colon-retto. Il documento contiene, inoltre, una breve sintesi dei convegni annuali dei vari Gruppi di Lavoro italiani impegnati negli screening oncologici e propone alcuni articoli scientifici su temi di particolare interesse”.

Durante la Commissione è stata sottolineata la maggiore attenzione anche dal punto di vista politico che è stata data negli ultimi anni alla prevenzione e all’importanza della diagnosi precoce.

“Al programma di screening tumorale sarà destinata uno quota specifica vincolata che se non sarà spesa nell’arco dell’anno verrà ribaltata nell’anno successivo – ha ricordato il dottor Nereo Segnan – in questo modo le attività di screening potranno avere un finanziamento ad hoc”.

In chiusura di Commissione, la presidente Lucia Centillo ha anticipato alcune fra le questioni che dovranno essere ulteriormente oggetto di studio e approfondimento in Commissione.

“Tra le questioni che dovremo ulteriormente approfondire in Commissione con il coinvolgimento delle associazioni, dell’assessora regionale Monica Cerutti e dell’assessore regionale Antonio Saitta – ha affermato la presidente Lucia Centillo – vi è quella della non discriminazione nell’accesso alle cure delle donne migranti, che spesso subiscono una doppia discriminazione in quanto donne e in quanto straniere. Un altro aspetto importante sul quale dovremo riflettere riguarda i tempi di attesa; la durata delle liste d’attesa e la difformità tra le ASL rispetto ai servizi erogati sono due criticità del servizio sanitario”.

Il report annuale 2014 “Prevenzione Serena. Risultati, ricerca, qualità” è pubblicato sul sito CPO Piemonte:

http://www.cpo.it/workspace/files/report-prev-serena-2014-55422152a06ad.pdf

Audizione dell’assessore regionale Augusto Ferrari

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Si è svolta la scorsa settimana l’audizione dell’assessore regionale alle Politiche Sociali della Famiglia e della Casa, Augusto Ferrari, nell’ambito della seduta congiunta della IV Commissione Consiliare – Sanità e Servizi Sociali (presidente: Lucia Centillo) con la Commissione Diritti e Pari Opportunità (presidente: Domenica Genisio).

Durante l’incontro, che rientra nel percorso di riflessione e approfondimento sui temi dei servizi sanitari e sociali avviato dalle due Commissioni Consiliari, l’assessore Augusto Ferrari ha illustrato la metodologia e i tempi del “patto per il sociale” che la Regione intende realizzare per definire i prossimi obiettivi ed interventi sul territorio.

“Sono quattro gli ambiti principali all’interno dei quali intervenire per costruire un nuovo modello di welfare piemontese: settore socio-sanitario; lotta e contrasto alle diverse forme di povertà; politiche a sostegno della genitorialità (politiche in grado di fare anche prevenzione rispetto al disagio minorile) e accesso ai servizi – ha spiegato l’assessore Augusto Ferrari – In relazione a questi quattro assi strategici, intendiamo raggiungere in particolare questi quattro obiettivi: porre come tema chiave la “non autosufficienza”, costruire un sistema per la lotta contro la povertà, potenziare la rete dei centri famiglia e creare sul territorio uno sportello integrato per l’accesso ai servizi”.

Entro fine maggio saranno definiti maggiormente nel dettaglio gli obiettivi e le azioni del Piano e, contemporaneamente, sarà realizzata una “cabina di regia” per l’elaborazione e il governo delle politiche sociali.

“Il compito principale della Regione è quello di governare un sistema che sia coerente e che sappia funzionare – ha detto l’assessore Ferrari – per questo motivo tutti i soggetti che a vario titolo hanno a che fare con le politiche sociali devono essere coinvolti nella costruzione degli obiettivi che vogliamo mettere in campo entro il 2017 e realizzare così una cabina di regia che diventerà permanente e all’interno della quale sarà possibile individuare strumenti più specifici (tra i quali i LEA – Livelli Essenziali di Assistenza)”.

“Il tema dei flussi migratori che sta trasformando la fisionomia di alcuni territori è un fenomeno inedito al quale occorre prestare attenzione– ha sottolineato l’assessora Elide Tisi – grazie alla trasformazione dei modelli che ha visto nella sussidiarietà il nuovo modo di erogare i servizi, siamo riusciti a mantenere un buon livello di coesione sociale”.

“La metodologia che si intende utilizzare è molto importante – ha affermato la consigliera Laura Onofri – è necessario mettere in campo tutte le potenzialità: facendo rete e coinvolgendo tutti i soggetti interessati. È apprezzabile la realizzazione di una cabina di regia, ma non dobbiamo dimenticare un altro aspetto importante, quello delle risorse. In questo momento, durante il quale le risorse a disposizione sono poche, sarà fondamentale fare un elenco delle priorità”.

“Dopo anni sento riparlare di principi contenuti nella legge regionale 1 del 2004 (“Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento”) che definiva i soggetti delle politiche sociali – ha affermato la presidente Domenica Genisio – un punto fondamentale del Piano è la sua costruzione a partire dai soggetti del sociale con il loro coinvolgimento, il giusto riconoscimento del ruolo svolto e la loro responsabilizzazione ad essere effettivamente parte attiva del sistema. Le politiche sociali, che determinano la qualità della vita, non devono essere solo assistenziali, ma devono essere in grado di costruire un modello che possa dare delle risposte alle trasformazioni sociali e influenzare anche le altre politiche”.

“Un aspetto importante del Piano è l’attenzione che intende dare alla questione dei centri famiglia – ha sottolineato la presidente Lucia Centillo – e ai temi connessi: dal contrasto alla violenza di genere alle politiche a sostegno della famiglia. La questione del bilancio resta comunque fondamentale: dobbiamo riuscire a fare in modo che le prestazioni a rilievo sanitario siano davvero a carico della sanità”.

In chiusura di seduta della Commissione, la presidente Lucia Centillo ha anticipato che entro fine maggio sarà programmato un nuovo incontro con l’assessore regionale alle Politiche Sociali della Famiglia e della Casa per gli aggiornamenti sulla realizzazione del Piano per il sociale.