Da Appendino ci saremmo aspettati una maggior capacità di ascolto.

Il commento di Stefano Lo Russo:

“Spiace che la Sindaca Appendino non abbia saputo cogliere la mano tesa che le abbiamo offerto.
Dispiace ancor di più che da parte sua e del #M5S non vi sia la piena consapevolezza della difficoltà in cui si trova la Città.
Chi ha governato prima di lei ha contribuito a creare la Torino che viviamo oggi, ha investito in una progettualità a lungo termine creandone una nuova identità nazionale e internazionale di Città basata su una manifattura innovata, sulla ricerca tecnologica, sulla cultura, sul turismo, sulla capacità organizzativa di grandi eventi internazionali.
Una rinascita post-industriale che viene citata da esempio in tutta Europa. Una trasformazione e un ampliamento di vocazioni che è stato pensato e faticosamente perseguito negli ultimi decenni attraverso un grande Patto per lo Sviluppo che ha visto intorno al tavolo politica, economia, sistema della rappresentanza sociale.
Un patto che ha contribuito a costruire una nuova identità, un rinnovato senso di appartenenza e di orgoglio dei cittadini torinesi nei confronti della loro comunità.
Quello che le si è offerto è una collaborazione a continuare su questa strada, necessaria a nostro avviso per non vanificare il lavoro fatto.
Un invito che, pur nel rispetto dei reciproci ruoli, serviva ad accompagnarla istituzionalmente al fine di aiutare la Città ad uscire dalle difficoltà sempre crescenti in cui è precipitata per mantenere quelle vocazioni internazionali faticosamente costruite e delle quali si iniziavano a raccogliere i frutti.
Riteniamo infatti che Torino si trovi oggi in condizioni molto critiche sotto diversi profili, ma soprattutto riteniamo doveroso uscire dalla logica del giorno per giorno che finora ha caratterizzato l’azione dell’amministrazione comunale.
Una logica asfittica, priva di idee e di quel respiro alto che sarebbe oggi quanto mai necessario. Tappare le buche nelle strade e tagliare l’erba sono elementi assolutamente importanti (e peraltro neanche sotto questo semplice e banale profilo la situazione è migliorata, specialmente nelle periferie), ma non ci si può limitare a questo.
La sfida politica è innanzitutto programmatica. Le proposte del #PD per la Città a partire dalla Linea 2 della metropolitana, la Città della Salute, le tante operazioni di trasformazione urbana e le infrastrutture, il sostegno all’Università e ai suoi servizi, alla cultura e il welfare continuano a nostro modo di vedere ad essere valide e forti.
Anzi, lo sono a maggior ragione adesso.
Noi continueremo a batterci per il futuro di Torino avanzando le nostre proposte augurandoci che la sordità di oggi lasci il posto domani ad una maggiore capacità di ascolto.

 

Un patto per la città… Mano tesa per il bene di Torino.

“La Terrazza del Pd” – visibile su “Bob”, la piattaforma online del Partito Democratico, presenta il primo anno di ammistrazione pentastellata a Torino e a Roma che proponiamo nel nostro blog  cliccando sul link qui di seguito:

#terrazzaPD con Silvia Fregolent – Un anno di malgoverno: l’illusione di Torino, il degrado di Roma….

Il racconto dei quotidiani torinesi sulla proposta del Pd per un patto per salvare Torino dall’immobilismo:

La Stampa Torino: “Un patto per la città per uscire dalla palude” la mano tesa del Pd alla Sindaca.

Repubblica Torino: Il Capogruppo del Pd “Mano tesa alla Sindaca per il bene di Torino”

 

 

La linea 2 della metropolitana di Torino.

Oggi si aprono le buste per aggiudicare la gara di progettazione della #Linea2 della metropolitana di Torino da Rebaudengo a Mirafiori. Un progetto che abbiamo fortemente voluto fin dal 2015 e che #Appendino e i suoi assessori grillini non sono riusciti a fermare pur avendoci provato fin dall’inizio.
Adesso però occorre che il gruppo di progettisti che vincerà possa lavorare allo sviluppo del progetto con serenità e collaborazione di tutti, a partire dalla Città.

Non ci illudiamo che questa Amministrazione tiri fuori idee nuove su Torino, non ne ha e non è in grado di elaborarle.
Speriamo almeno non lavori a sabotare quelle che ci sono e che, con tanta fatica, sono state avviate negli anni scorsi.
Un albero ci mette anni a crescere, per tagliarlo ci vogliono pochi minuti. E in quest’anno di alberi ne sono già stati tagliati troppi.

Stefano Lo Russo

Piero Fassino sul primo anno della Giunta Appendino.

TORINO: I FATTI PIÙ FORTI DELLE BUGIE.

Sta davvero stancando tutti il continuo piagnisteo della Sindaca Appendino sul passato.
La verità è che a un anno dal suo insediamento il bilancio del Sindaco e della sua Giunta è molto deludente.
Basta leggere oggi il programma con cui si è presentata un anno fa in Consiglio Comunale per misurare la siderale distanza tra le promesse e i fatti.
E per coprire la mediocrità di questo primo anno la Sindaca continua a raccontare cose non vere, come sui conti che avrebbe ereditato.

Ebbene facciamo parlare i fatti.

Dal 2011 al 2016 il debito della città è stato ridotto di oltre 500 milioni; l’esposizione verso le società partecipate è passato da 380 milioni a 130; l’esposizione sui derivati è passata da 1 miliardo 200 milioni a 600 milioni; la spesa del personale è stata ridotta con 1000 dipendenti in meno; con 180 milioni di alienazioni immobiliari e 254 milioni di cessioni di quote societarie sono state liberate risorse per i servizi e gli investimenti.
In cinque anni sono stati garantiti ai cittadini tutti i servizi, dagli asili alle politiche per le famiglie, dai trasporti alle politiche ambientali agli investimenti per la cultura.
Si è continuato a investire e a sostenere il sistema produttivo e le nuove vocazioni della città, dall’università alla ricerca, dalla cultura al turismo.
E il riconoscimento che Il New York Times fece della città e’ solo uno dei tanti attestati che Torino ha ricevuto in questi anni per il suo dinamismo.
Così come è sotto gli occhi di tutti quanto il forte investimento fatto dalla mia amministrazione sulla cultura abbia trasformato Torino in una metà turistica sempre più frequentata.
Si sono affrontate anche le emergenze più difficili: come lo sgombero di oltre 800 rom dal campo di Lungo Stura Lazio e la loro ricollocazione in soluzioni abitative; la emergenza sfratti sostenendo migliaia di famiglie in difficoltà; l’accoglienza di oltre 1500 profughi e rifugiati.
L’Università Bocconi (quella che viene sempre citata per ricordarci la laurea dell’Appendino) ha condotto una ricerca su come le città italiane hanno affrontato la crisi di questi anni e ha concluso che le politiche sociali messe in campo dalla città di Torino sono quelle che hanno contenuto di più le conseguenze della crisi sulle famiglie.
Così come è significativo che nei giorni scorsi la Commissione Parlamentare sulle periferie abba dichiarato che Torino è un “modello positivo”, liquidando così tutte le caricature faziose con cui, in campagna elettorale, fu descritta la nostra città.
Tutto questo è stato fatto negli anni di più dura crisi economica della nostra città e in anni caratterizzati da politiche nazionali di drastici tagli agli Enti Locali, che per la città di Torino ha voluto dire circa 100 milioni di euro in meno ogni anno. (Tagli che dal 2016 non ci sono più grazie alle battaglie dell’Anci da me guidata).
Questa i fatti, molto diversi dai racconti dell’Appendino, la cui fama di buon Sindaco, nel primo anno del suo mandato, è stata fondata in realtà realtà su due rendite di posizione: la comparazione con la disastrosa amministrazione 5stelle di Roma e aver ereditato una città in piedi.
E inoltre su una notevole – e sconcertante – piaggeria di una parte del sistema dell’informazione.
Finalmente oggi la verità emerge. La Appendino e la sua amministrazione non hanno una visione, un progetto per il futuro di Torino, limitandosi fin qui a una mediocre gestione dell’ordinaria amministrazione.
Per questo è stucchevole continuare a scaricare su altri le proprie incapacità. Anziché continuare a parlare a sproposito del passato, la Appendino ci dica finalmente quali sono le sue idee per Torino. Se ne ha.

Piero Fassino

La Commissione d’indagine comunale sui fatti di piazza San Carlo.

In ordine alle recenti vicende relative agli sviluppi delle inchieste e più in generale sui fatti di Piazza San Carlo sarebbero molte le cose da dire, moltissime.
Tuttavia noi riteniamo doveroso attendere che la Commissione di Indagine Comunale, che è vincolata al segreto d’ufficio, concluda il suo lavoro (previsto per il 7 luglio) e renda pubblici i risultati nelle forme e nei modi previsti dal regolamento, anche con una discussione e una votazione in Consiglio Comunale.
Sarà quello il momento in cui potremo, liberi dagli obblighi d’ufficio, dire le cose. E le diremo tutte.”

Stefano Lo Russo, capogruppo del Pd e componente della Commissione.

Nuovasocieta.it: Piazza San Carlo, la Commissione (che non piace alla Procura) tra spifferi e gaffe. Lo Russo: “Rispettiamo il segreto d’ufficio. Parleremo dopo”

a questo proposito pubblichiamo un articolo di Nuovasocieta.it con il commento di un altro componente della Commissione d’indagine, il consigliere grillino Francesco Sicari:

Nuovasocieta.it: Sicari “M5S” su piazza San Carlo “La Sindaca ha già chiesto scusa, le firme sono di uffici tecnici e dirigenti”

Il Museo della Resistenza di Torino in pericolo.

Piero Fassino interviene sulle difficoltà del Museo della Resistenza di Torino.

Il Museo della Resistenza è presidio di importanti pagine di storia e trasmette a intere generazioni la conoscenza della storia e la consapevolezza di quanto i valori della Resistenza e della Costituzione siano fondamento della vita democratica del nostro Paese.
Un ruolo e un patrimonio culturale di tutti, in tanti ci siamo mobilitati per evitare il rischio di chiusura.

Repubblica Torino: Appello del mondo culturale torinese per il Museo della Resistenza.

Nuovasocieta.it. : il Museo della Resistenza deve continuare a vivere.

Il dibattito sui centri sociali.

Stefano Lo Russo sulla proposta di un Consiglio Comunale aperto sui centri sociali:

La ragione per cui consideriamo inopportuno svolgere in questo momento un Consiglio aperto sui centri sociali di Torino così come richiesto da alcuni consiglieri è dovuta al fatto che #Appendino e la sua Giunta non hanno il controllo della situazione in Città.
Non abbiamo intenzione di far salire ulteriormente la tensione sociale e far mettere a ferro e fuoco Torino più di quanto non lo sia già.
Fare un Consiglio aperto sul tema vorrebbe dire mettere sotto stress la città, es
porre nuovamente le forze dell’ordine a rischi inutili e soprattutto non risolverebbe alcun problema politico relativo alle contraddizioni del #M5S che pensa di governare Torino attaccando Questura e Prefettura e sostenendo che i centri sociali fanno parte integrante della città “come gli ospedali”.
Facciamo scendere la temperatura, consentiamo alla Sindaca e alla sua Giunta di recuperare la lucidità e poi, eventualmente, ne riparliamo.

Nuovasocieta.it: per il Pd è inopportuno un Consiglio Comunale aperto sui centri sociali.

Natale con i fiocchi, a che punto è il risarcimento per i danni che la Città ha subito?

“Vi sembrerà strano che torni a parlare di Natale quando siamo tutti proiettati su mare, spiagge e pause estive.
Ma finalmente ho avuto gli accessi agli atti per la vicenda “Natale coi fiocchi”, che tanto aveva fatto discutere, e ho potuto presentare ieri un’interpellanza.

L’organizzatore dell’evento, la Confederazione Artigiani Torino e provincia, meglio conosciuta con il nome di #CAT, aveva vinto la gara indetta dalla giunta #Appendino per l‘allestimento di spazi e animazioni natalizie nello scorso dicembre.
L’assessore Alberto Sacco a gennaio aveva ammesso in Aula, in risposta a un’interpellanza presentata dalla minoranza, che in effetti si erano verificate una serie di mancanze per le quali sarebbero state applicate delle penali.
Spettacoli spostati o mai realizzati, orari non rispettati. Una festa a metà, un danno d’immagine per la nostra città.
Parlando di cifre, il Comune ha, quindi, richiesto a Cat 10.500 euro per inadempienze contrattuali, 30 mila euro per danno d’immagine, 15 mila euro per il valore della concessione del servizio.
Il 22 marzo il Comune ha ritenuto concluso il procedimento a Cat con una lettera che prevedeva il pagamento entro 15 giorni di 10.500 euro.

Questi soldi sono entrati nelle casse del Comune? La risposta è NO.
E le altre cifre richieste che fine hanno fatto?
Continueremo a vigilare.”

Chiara Foglietta