Enzo Lavolta : dIbattito alla CNA.

Sabato 12 novembre  all’assemblea di CNA, che ringrazio per la qualità del dibattito proposto, ho capito che solo riportando la manifattura all’interno della Città, é possibile supportare seriamente e con efficacia i nuovi lavori. Un modo intelligente a mio avviso di sostenere concretamente il saper fare, anche quello dei tanti giovani creativi della nostra Torino.
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Torino sarà un Distretto per la Sharing Economy

Convegno Sharing Economy
Il Convegno “Sharing economy e modelli di governance”

Nomis e Muzzarelli: Fassino ha accolto la nostra proposta per sperimentare e far crescere esperienze di economia collaborativa

Ieri pomeriggio si è svolto a Palazzo Civico il convegno sul tema “Sharing economy e modelli di governance” promosso dai Consiglieri Fosca Nomis e Marco Muzzarelli.

Dopo l’approvazione della mozione per sviluppare a Torino un ecosistema per le start up (votata dal Consiglio Comunale all’unanimità lunedì 15 febbraio 2016), con l’incontro di ieri si è aggiunto un altro tassello nella costruzione di una Torino più innovativa, dinamica e partecipata.

Durante il Convegno i Consiglieri hanno discusso con esperti, imprenditori di importanti aziende (AirBnb, Gnammo, Zego) e rappresentanti delle Istituzioni per arrivare all’ipotesi di un Manifesto della Sharing Economy a Torino.

“Stiamo lavorando – ha dichiarato Fosca Nomis – per un Manifesto della Sharing Economy a Torino. Abbiamo elaborato insieme agli attori del territorio alcuni punti da sviluppare, d’intesa con il sindaco Fassino. Innanzitutto, vogliamo aprire una ‘Torino Sharing School’, per far crescere la cultura della condivisione innanzitutto tra gli amministratori e le amministratrici. Oltre a mappare le risorse presenti, proponiamo inoltre uno Sportello, anche virtuale, e una Piattaforma dedicati alla Sharing Economy, gestiti dall’Amministrazione comunale con personale adeguatamente formato, in grado di rispondere in tempi rapidi alle proposte di nuovi servizi basati sull’economia collaborativa, agevolare sperimentazioni sul territorio torinese ed evitare distorsioni di mercato, fenomeni di concorrenza sleale e/o abusi”.

Torino e la sua area metropolitana, con le importanti risorse per formazione, studio, ricerca e innovazione sociale, – ha dichiarato Marco Muzzarelli – possono diventare un Distretto per lo sviluppo della Sharing Economy, con un’Amministrazione facilitatrice di un ecosistema che faccia dialogare tra loro i vari attori, attragga investitori e imprese, tuteli consumatori e imprenditori e crei nuove opportunità economiche e sociali, in una logica di sostenibilità e inclusività, evitando per quanto possibile sprechi di risorse e conflitti con l’economia tradizionale. Vogliamo inoltre prevedere facilitazioni e burocrazia semplificata per chi avvia start up collaborative a Torino”.

Per approfondire:

Manifesto della Sharing Economy a Torino

Intervento di Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente nazionale Anci, durante il convegno “Sharing economy e modelli di governance”

Mozione “STARTUPTORINO: CREIAMO A TORINO UN ECOSISTEMA PER LE STARTUP”

 

Verso un manifesto della Sharing Economy torinese

Sharing Economy

 

Torino come Distretto per l’Economia Collaborativa

 

I nuovi modelli dell’economia collaborativa (“sharing economy”), in crescente diffusione ed evoluzione, impongono una riflessione anche politica e istituzionale, non per irreggimentare la materia – che per sua stessa natura non prevede intermediatori professionali, ma solo rapporti tra pari – bensì per facilitare gli scambi, la condivisione, la fiducia degli utenti e lo sviluppo di imprese e servizi che possono portare alla comunità benefici, sia economici che sociali.

Torino e la sua area metropolitana – con le importanti risorse per formazione, studio, ricerca e innovazione sociale – può diventare un Distretto per lo sviluppo della Sharing Economy, con un’Amministrazione facilitatrice di un ecosistema che faccia dialogare tra loro i vari attori, attragga investitori e imprese, tuteli consumatori e imprenditori e crei nuove opportunità economiche e sociali, in una logica di sostenibilità e inclusività, evitando per quanto possibile sprechi di risorse e conflitti con l’economia “tradizionale”.

Per mettere a sistema le risorse della città, trasformandola in un polo attrattivo per l’economia collaborativa, proponiamo:

  1. Un intervento formativo per i decisori locali, una “Torino Sharing School”, per far crescere la cultura della condivisione innanzitutto tra gli amministratori e le amministratrici.
  1. Una mappatura degli attori della Sharing Economy del territorio di Torino e della Città metropolitana e degli stakeholder di riferimento.
  1. Uno Sportello, anche virtuale, e una Piattaforma dedicati alla Sharing Economy, gestiti dall’Amministrazione comunale con personale adeguatamente formato, in grado di rispondere in tempi rapidi alle proposte di nuovi servizi basati sull’economia collaborativa, agevolare sperimentazioni sul territorio torinese ed evitare distorsioni di mercato, fenomeni di concorrenza sleale e/o abusi.
  1. Facilitazioni e burocrazia semplificata per chi avvia start up “collaborative”.
  1. Momenti periodici di dibattito e confronto pubblico e attività di comunicazione e informazione (anche nell’ambito della Piattaforma citata al punto 3) per favorire lo sviluppo della cultura collaborativa in contesti informali, alimentare la fiducia di utenti, imprenditori e investitori e monitorare le realtà già esistenti, quelle fallite e quelle in fase di avvio, a Torino e nelle altre città, in Italia e all’estero.

 

I Consiglieri Fosca Nomis e Marco Muzzarelli

Innovazione e Lavoro, a Torino un ecosistema per le startup

Startup

Il Consiglio Comunale di Torino ha approvato questo pomeriggio la proposta di mozione nata in seno alla Commissione Speciale Smart City (presidente: Marco Muzzarelli) che chiede di attivarsi per caratterizzare Torino come città delle Startup, favorendo la creazione di un “ecosistema” per la loro nascita e sviluppo.

L’atto impegna il Sindaco e la Giunta a riconoscere l’importanza della continua crescita del proprio ecosistema di StartUp coinvolgendo tutte le parti (Università, Centri di ricerca, Incubatori di imprese, Imprenditori, Investitori, Formazione) ad aderire al processo e a partecipare attivamente agli sviluppi.

La mozione chiede inoltre all’Amministrazione di attivarsi per caratterizzare Torino come la città delle StartUp, dandosi l’obiettivo di entrare nel ranking delle città europee (dove al momento non sono presenti città italiane) e dotandosi di un processo che veda tra i suoi pilastri talento, contenuti e investimenti.

“All’interno della Commissione Speciale Automotive e della Commissione Smart City sono emerse numerose indicazioni sulla definizione di un “ecosistema” torinese che porta al suo interno capacità di innovazione e creatività non presenti in altri territori – spiegano i Consiglieri Muzzarelli, Nomis e Laterza, componenti della Commissione Smart City e primi firmatari della mozione – Torino è nelle prime posizioni tra le città italiane per differenti motivazioni connesse all’innovazione, dal numero di spazi di Coworking al numero di Startup che fanno riferimento al tema dell’Innovazione Sociale.

Con questa mozione, il Consiglio riconosce l’importanza delle Startup per la promozione dell’innovazione e la creazione di nuove opportunità di lavoro, consentendo alla città di conservare e incrementare il suo dinamismo caratterizzandola anche a livello internazionale”.

Torino è tra le città finaliste per la Capitale europea dell’innovazione 2016, che sarà annunciata il prossimo aprile. Le città saranno giudicate sia sulla base delle iniziative già realizzate, sia sulla base delle loro idee per migliorare la capacità di innovazione per il futuro.

Sharing Economy e Modelli di Governance

Sharing Economy

Incontro Pubblico

Martedì 16 febbraio ore 16.30

Sala Colonne di Palazzo Civico – piazza Palazzo di Città 1 Torino

Si parla sempre più spesso di economia collaborativa, dei suoi utilizzi e dei suoi benefici, un modello economico basato sulla condivisione, lo scambio, il commercio, o l’affitto di beni e servizi che privilegia l’accesso rispetto alla proprietà e che sta ridefinendo non solo cosa consumiamo ma anche come. Cos’è la sharing economy, quali sono i modelli emergenti? Qual è il ruolo delle istituzioni in un contesto in così rapida evoluzione? Quali sono le esperienze attive? Come può Torino diventare laboratorio e sperimentazione di questi nuovi paradigmi?

Saranno presenti:

Piero Fassino, Sindaco della Città di Torino

Benedetta Brighenti, responsabile del parere sulla sharing economy votato a dicembre dal Comitato Europeo delle Regioni. Vicesindaco di Castelnuovo Rangone (MO)

Marta Maineri, Fondatrice di Collaboriamo.org piattaforma per riunire tutti i servizi collaborativi italiani per dargli visibilità e farli conoscere

Ivana Pais, Università Cattolica del Sacro Cuore, Docente di Sociologia Economica. Studia le reti sociali e le comunità professionali digitali

Gianluca Ranno Gnammo Social Eating

Davide Ghezzi Zego Carpooling Urbano

Matteo Stifanelli AirBnB Condivisione di alloggi

Introducono e moderano l’incontro:

Fosca Nomis, presidente commissione Legalità

Marco Muzzarelli, presidente commissione Smart City

Interverranno inoltre:

Michele Paolino, capogruppo PD Comune di Torino

Guido Alunno, presidente commissione Welfare

Gianni Ventura, presidente commissione Lavoro

Daniele Viotti, parlamentare europeo

 

Vedi: Evento Facebook

 

Sharing Economy per ripensare il rapporto tra economia e società

Sharing Economy

Questa settimana si è svolta a Milano Sharitaly, una iniziativa all’interno della Cooperative Week per parlare di Economia Collaborativa.

Alcune riflessioni proposte dal Consigliere Marco Muzzarelli (PD) che presiede la Commissione Speciale Smart City del Comune di Torino:

“La sessione che ho avuto la possibilità di ascoltare durante Sharitaly, mi ha fatto capire che la Sharing Economy non è una moda passeggera, ma una trasformazione che passa dal ripensamento del rapporto tra economia e società, con una attenzione particolare per la creazione dei legami sociali e con una grande opportunità per la politica per ripensare al proprio ruolo nella creazione di reti e relazioni.

L’interesse sul tema per me è elevato non solo per l’importanza che può avere a livello torinese, ma anche nell’ottica della smart city più attenta a creare un ecosistema dove l’innovazione trovi casa, più che a creare vincoli e barriere a tutto ciò che si presenta nuovo (ma che ovviamente deve essere ricondotto a regole condivise).

Partiamo da qualche esempio: Amazon lancia a Seattle il servizio Amazon Flex che recluta autisti free-lance, dotati di automobile e smartphone, per la consegna dei pacchi. Nel frattempo, a Malo, in provincia di Vicenza, un gruppo internazionale di volontari lavora ai WuppDays, per creare una piattaforma open source che metta in contatto donatori e fruitori di cibo inutilizzato da tutto il mondo.

E per la nostra città, quale è la sharing economy che vogliamo?

La domanda potrebbe sembrare strana, ma in realtà non è un semplice esercizio per interrogarci su un termine alla moda, ma da questa domanda dipende il nostro impegno a sostenere, abilitare o semplicemente lasciar sviluppare iniziative di nuova economia che hanno un’anima sociale e, a ben guardare, anche politica.

Mentre le amministrazioni italiane iniziano (chi più, chi meno) ad attrezzarsi, a Torino stiamo provando a fare qualche passo in avanti, anche se spesso rischiano di prevalere le logiche e i paradigmi che hanno guidato la old economy.

È necessario prendere coscienza di questo tipo di economia e iniziare a tracciare delle linee guida che ci permettano di accettare e includere l’innovazione più che a tenerla fuori dai nostri muri.

A quanto sembra ne prendono coscienza anche a Bruxelles, tanto che proprio dal Comitato delle Regioni è venuto fuori un progetto di parere della commissione Politica economica, dal titolo “La dimensione locale e regionale dell’economia della condivisione”, presentato in questi giorni.

È particolarmente interessante la proposta di sistematizzare in quattro categorie, sulla base del diverso impatto sociale, quella che generalmente viene chiamata “economia della condivisione”:

– “Economia dell’accesso”: lo scambio di beni e servizi avviene sulla base dell’accesso anziché della proprietà, si riferisce al noleggio temporaneo di oggetti anziché alla vendita/acquisto permanente (es. Spotify per l’ascolto di brani musicali);

 – “Gig economy”: “Gig” si riferisce a singole prestazioni lavorative attivate tramite piattaforme online o applicazioni su smartphone. Sono iniziative basate su prestazioni lavorative aleatorie che vengono negoziate in un mercato digitale. Un esempio è “Uber”.

– “Economia collaborativa”: iniziative che coinvolgono gli utilizzatori nella concezione del processo produttivo oppure trasformano i clienti in comunità in un contesto nel quale si presuppone la condivisione di un bene (es. BlaBlacar);

 – “Pooling economy”, iniziative a proprietà o gestione collettiva, a guida democratica, che non sottraggono valore alle economie locali, ma creano posti di lavoro stabili, rispettano la dignità umana e offrono nuove forme di sicurezza sociale. Ne sono un esempio la gestione collettiva di un parco cittadino o di un condominio.

Attraverso la sharing economy le città e le regioni possono tutelare un’economia che è una ricchezza per il territorio, ad esempio in settori come il turismo, dove puoi far conoscere tradizioni locali ed enogastronomiche tramite la condivisione di case, cucine e ricette” – definire una agenda dell’unione europea che incentivi progetti pilota in varie città e regioni oltre a promuovere lo sviluppo di programmi educativi in scuole e università anche per diffondere consapevolezza delle potenzialità e e dei rischi.

 Riuscirà la nostra città a raccogliere le sfide dell’innovazione connessa alla sharing economy?

Penso che le condizioni ci siano, ma sicuramente devono passare da una apertura all’innovazione che ha sempre caratterizzato la nostra città”.

Sharing Economy: continua la riflessione sulle nuove opportunità di lavoro

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Si è svolto ieri pomeriggio durante la seduta della III Commissione Consiliare – Lavoro, Commercio e Artigianato, Formazione Professionale (presidente: Giovanni Ventura) il secondo incontro sul tema della “sharing economy”, o “economia della condivisione”.

Il professor Franco Becchis, direttore scientifico della Turin School of Local Regulation, ha spiegato innanzitutto nel corso della Commissione la differenza, dal punto di vista economico, tra l’ “economia della condivisione” e l’ “economia degli asset dormienti”.

“Oggi si continua a fare un uso improprio dell’espressione “sharing economy”, ma in economia dobbiamo tenerla distinta da quella che possiamo definire come ““economia degli asset dormienti” – ha detto il professor Franco Becchis – in quest’ultimo caso, chi possiede un asset dormiente, come una stanza di un appartamento, decide di metterlo sul mercato traendone un profitto, nel caso della “sharing economy”, invece, il proprietario decide di condividere con altre persone un bene o un servizio che avrebbe comunque utilizzato”.

La rivoluzione tecnologica è stata tra gli aspetti evidenziati nel corso della discussione: oggi, infatti, la tecnologia rende possibile l’incontro tra la domanda e l’offerta di beni e servizi riducendo i tempi di ricerca e i costi che dovevano essere invece sostenuti in passato.

“I costi di transazione che un tempo si sostenevano sono stati distrutti – ha spiegato il professor Becchis – Oggi la tecnologia rende possibile l’incontro a costo zero tra la domanda e l’offerta degli asset dormienti, mettendo in comunicazione due mari che in passato restavano separati da una enorme diga”.

“Quando gli “asset dormienti” si svegliano, si crea lavoro – ha continuato il professor Becchis – se l’Amministrazione intende implementare le azioni per favorire l’occupazione, è importante che siano create a livello locale le opportunità per sostenere questi nuovi processi”.

La riflessione sulle opportunità offerte in questo nuovo contesto continuerà in Commissione Consiliare; per approfondire il tema sarà invitato anche chi ha già realizzato un’esperienza di sharing economy sul territorio. In chiusura della seduta, il consigliere Marco Muzzarelli ha proposto l’audizione di Airbnb (portale online che mette in contatto domanda e offerta di alloggi e camere da affittare) per analizzare anche la situazione torinese in un periodo di intenso flusso turistico come quello previsto durante l’Ostensione della Sindone.

“Se la sharing economy è davvero in grado di creare nuove opportunità di lavoro – ha detto il consigliere Marco Muzzarelli – sarà opportuno riflettere sulla situazione specifica del nostro territorio e su come potrà intervenire l’Amministrazione per favorire questi nuovi processi emergenti. Proprio per questo potrà essere interessante invitare in Commissione chi ha già realizzato una tale esperienza a Torino; penso, ad esempio ad “Airbnb”: questo caso potrà esserci utile per comprendere le dinamiche dell’economia della condivisione nel settore turistico proprio in un momento di grande presenza turistica in città, come quello dell’Ostensione della Sindone”.

Sharing Economy: perché realizzare una città della condivisione?

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L’economia della condivisione, “sharing economy”, è stato il tema trattato durante la seduta della III Commissione Consiliare – Lavoro, Commercio e Artigianato, Formazione Professionale (Presidente Gianni Ventura) che si è svolta ieri pomeriggio a Palazzo Civico alla presenza anche degli assessori Enzo Lavolta e Claudio Lubatti.

Nel corso della Commissione sono intervenuti Lorenzo Brambille, co-fondatore di Collaboriamo.org e di Sharitaly e Marta Mainieri, autrice del libro “Collaboriamo! Come i social media ci aiutano a lavorare e a vivere bene in tempo di crisi”.

“La sharing economy è un nuovo tipo di economia che valorizza le risorse esistenti – ha affermato Lorenzo Brambille – cercando di fare il massimo utilizzo di ogni bene. Ne derivano tre principali benefici: economici, ambientali e sociali. Secondo i dati di questo autunno, oggi in Italia abbiamo 138 startup attive, con un trend in crescita”.

“Perché realizzare una città della condivisione?” : a questa domanda ha cercato di dare una risposta Marta Mainieri, portando come esempio alcuni casi. I benefici, come già ricordato da Lorenzo Brambille, sono molteplici e vanno dalla realizzazione di nuovi servizi alla creazione di nuove opportunità di lavoro, dalla possibilità di liberare la creatività delle persone, allo sviluppo dell’innovazione, senza dimenticare un importante aspetto sociale: favorire l’inclusione.

Secondo il sindaco di Seoul, Park Won-soon, “domanda di assistenza sociale, problemi ambientali e la mancanza di posti di lavoro sono in aumento, ma è dura rispondere a queste esigenze a causa del budget limitato e della mancanza di risorse. La continua urbanizzazione ha fatto perdere il senso di spirito comunitario e il consumo eccessivo ha provocato l’esaurimento delle risorse e inquinamento. Seoul vuole provare a risolvere i problemi economici, sociali e ambientali con un nuovo modo, la condivisione”.

Lo scorso novembre la Città di Milano ha indetto una consultazione pubblica per definire le linee di indirizzo sulla sharing economy e a dicembre la Giunta Comunale ha approvato la deliberazione sulla Sharing Economy con l’obiettivo di trasformare la città “in una vera Sharing City”.

“Fare dei ragionamenti su questi argomenti significa essere aperti all’innovazione – ha detto il Consigliere Marco Muzzarelli – oggi si stanno creando nuove opportunità intorno alla sharing economy; il consumo collaborativo è reso possibile dalla tecnologia che facilita i contatti tra le persone che possono così mettere a disposizione l’eccesso di beni. Queste iniziative possono offrire opportunità di innovazione anche per la nostra città”.

“Che cosa può fare Torino in tema di sharing economy?”. Secondo Lorenzo Brambille e Marta Mainieri dovrebbero essere creati innanzitutto strumenti di governance capaci di definire una strategia, implementarla e connetterla a livello nazionale e internazionale. “Partendo dall’esistente, occorrerebbe mappare che cosa è già presente, cosa manca, identificare gli interlocutori, ascoltarli e capirne le esigenze – hanno spiegato Brambille e Mainieri – sostenere le piattaforme digitali, ma anche i progetti offline attraverso un piano di investimenti e di formazione; facilitare la creazione di nuovi servizi; connettere i progetti con gli interlocutori tradizionali (aziende, enti non profit) per favorire la contaminazione; connettere i progetti con interlocutori nazionali e internazionali. Regolare è importante, ma senza “soffocare”.

Ci sono inoltre altri due aspetti da tenere in considerazione: la formazione e la comunicazione. “È fondamentale formare gli operatori tradizionali, le imprese del non profit, gli operatori delle pubbliche amministrazioni, i giovani, i cittadini sulle opportunità offerte dalla sharing economy con linguaggi e format differenti. Infine, si può favorire l’intero processo con una campagna di comunicazione capace di trasferire i valori della collaborazione e di mostrare l’impegno dell’amministrazione nel promuoverli. Pensare a fiere, eventi, mostre sul tema della collaborazione anche promossi dai cittadini”.

“Dobbiamo interrogarci sul modo in cui pensiamo di rispondere ai bisogni di una società che cambia e che mette sempre più in campo beni relazionabili non misurabili – ha detto il Consigliere Guido Alunno – l’economia collaborativa può rispondere a bisogni sociali oltre che a quelli economici. Facciamo un ragionamento culturale: il mondo sta andando in quella direzione; oggi la tecnologia ci permette di essere nel mondo e di diventare soggetti economicamente rilevanti e in grado di porsi in concorrenza con altri. Se davvero la qualità della vita in città può essere elevata senza la necessità di comprare beni e servizi, allora l’Amministrazione deve attivarsi per gestire questi nuovi processi”.

“Dobbiamo riflettere sulla trasformazione del ruolo dell’Amministratore che è passato da erogatore di servizi a facilitatore e regolatore di servizi – ha detto in conclusione il Consigliere Marco Muzzarelli – la sharing economy può favorire la creazione di un ecosistema all’interno del quale realizzare nuove opportunità di occupazione e di innovazione”.